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	<description>Associazione per la Cooperazione Internazionale</description>
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	<title>SISCOS</title>
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	<item>
		<title>Volontariato, obblighi di legge e assicurazione</title>
		<link>https://www.siscos.org/volontariato-obblighi-di-legge-e-assicurazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 11:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;entrata in vigore del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) ha ridefinito il ruolo del volontario e gli obblighi assicurativi a carico degli Enti del Terzo Settore (ETS), introducendo regole precise in materia di registrazione e copertura assicurativa. Per associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato e altri ETS, conoscere questi adempimenti significa non solo rispettare la...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.siscos.org/volontariato-obblighi-di-legge-e-assicurazione/">Volontariato, obblighi di legge e assicurazione</a> proviene da <a href="https://www.siscos.org">SISCOS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">L&#8217;entrata in vigore del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) ha ridefinito il <strong>ruolo del volontario</strong> e gli <strong>obblighi assicurativi</strong> a carico degli <strong>Enti del Terzo Settore</strong> (ETS), introducendo regole precise in materia di registrazione e copertura assicurativa.</p>
<p>Per associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato e altri ETS, conoscere questi adempimenti significa non solo rispettare la normativa, ma anche tutelare i volontari e l&#8217;organizzazione stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Chi è il volontario secondo il Codice del Terzo Settore?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;articolo 17 del Codice del Terzo Settore definisce il volontario come una persona che, per libera scelta, svolge attività a favore della comunità e del bene comune, mettendo a disposizione tempo e competenze in modo personale, spontaneo e gratuito, senza alcun fine di lucro, nemmeno indiretto, perseguendo esclusivamente finalità solidaristiche.</p>
<p class="isSelectedEnd">Questa definizione individua alcuni elementi fondamentali:</p>
<ul data-spread="false">
<li>l&#8217;attività è svolta volontariamente e senza obblighi;</li>
<li>è orientata al beneficio della collettività;</li>
<li>non comporta alcun vantaggio economico personale;</li>
<li>può essere prestata direttamente oppure attraverso un Ente del Terzo Settore.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Volontari strutturali e volontari occasionali: quali differenze?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Uno degli aspetti più importanti introdotti dalla normativa riguarda la distinzione tra <strong>volontari strutturali</strong> e <strong>volontari occasionali</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il volontario strutturale presta la propria attività in modo continuativo e stabile all&#8217;interno dell&#8217;ente. Proprio per questa continuità, l&#8217;ETS è obbligato a iscriverlo nel Registro dei volontari.</p>
<p class="isSelectedEnd">Diversa è la situazione del volontario occasionale, che partecipa a iniziative limitate nel tempo, come una manifestazione, una raccolta fondi o un evento di pochi giorni. In questo caso l&#8217;iscrizione nel Registro non è obbligatoria, anche se è consigliabile mantenere un elenco aggiornato delle persone coinvolte.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un aspetto, invece, non cambia: <strong>l&#8217;obbligo assicurativo riguarda entrambe le categorie di volontari</strong>, indipendentemente dalla durata della loro collaborazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il Registro dei volontari: un adempimento fondamentale</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Il Decreto Ministeriale del 6 ottobre 2021 ha definito le modalità di gestione del <a href="https://www.siscosservizi.com/registro-volontari-elettronico/"><strong>Registro dei volontari</strong></a>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per i volontari strutturali il registro deve essere numerato progressivamente, vidimato prima dell&#8217;utilizzo e costantemente aggiornato. Deve inoltre contenere le informazioni anagrafiche del volontario, il codice fiscale, la residenza e le date di inizio e cessazione dell&#8217;attività.</p>
<p>La normativa consente anche l&#8217;utilizzo di registri elettronici, purché garantiscano l&#8217;inalterabilità delle registrazioni. Si tratta di una soluzione che semplifica notevolmente la gestione amministrativa degli ETS e favorisce il processo di digitalizzazione del settore.</p>
<p>Per gli ETS che desiderano semplificare questo adempimento, esistono soluzioni digitali già conformi alla normativa. Ad esempio, il <a href="https://www.siscosservizi.com/registro-volontari-elettronico/ title=">Registro Volontari Elettronico</a> di SISCOS consente di gestire volontari strutturali e occasionali, mantenere il registro sempre aggiornato ed esportarlo in PDF o Excel quando necessario</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Compatibilità tra volontariato e attività lavorativa</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Il Codice del Terzo Settore disciplina anche la possibilità che un lavoratore svolga attività di volontariato all&#8217;interno dello stesso ente.</p>
<p>Le regole cambiano a seconda della tipologia di organizzazione. Ad esempio, nelle Organizzazioni di Volontariato (ODV) il lavoratore non può ricoprire contemporaneamente il ruolo di volontario, mentre in altre realtà, come APS, associazioni o imprese sociali, la compatibilità varia in base alla funzione svolta e alla normativa di riferimento. È quindi importante verificare sempre il caso specifico prima di attribuire incarichi o qualifiche ai collaboratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;obbligo di assicurazione per tutti gli ETS</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Uno dei cambiamenti più significativi introdotti dal Codice del Terzo Settore riguarda proprio gli <strong>obblighi di assicurazione dei volontari</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;articolo 18 stabilisce infatti che tutti gli Enti del Terzo Settore devono assicurare i propri volontari contro:</p>
<ul data-spread="false">
<li>gli <strong>infortuni</strong>;</li>
<li>le <strong>malattie</strong> connesse allo svolgimento dell&#8217;attività di volontariato;</li>
<li>la <strong>responsabilità civile verso terzi</strong>;</li>
</ul>
<p>Rispetto alla normativa precedente, che prevedeva discipline differenti per ODV e APS, oggi gli obblighi assicurativi sono uniformi per tutti gli ETS.</p>
<p>Per rispondere a questi obblighi, molte organizzazioni scelgono polizze progettate specificamente per gli ETS. L&#8217;<a href="https://www.siscosservizi.com/assicurazione-volontari-terzo-settore/ title=">Assicurazione Volontari Terzo Settore di SISCOS</a>, ad esempio, è pensata per coprire volontari strutturali e occasionali con le garanzie previste dal Codice del Terzo Settore</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa devono coprire le assicurazioni per il volontariato?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Le coperture assicurative dedicate al volontariato hanno una duplice funzione: proteggere il volontario e tutelare economicamente l&#8217;ente.</p>
<p class="isSelectedEnd">Le garanzie obbligatorie comprendono:</p>
<ul data-spread="false">
<li><strong>Responsabilità Civile verso Terzi (RCT)</strong>;</li>
<li><strong>Infortuni</strong>;</li>
<li><strong>Malattia contratta durante l&#8217;attività di volontariato</strong>;</li>
</ul>
<p>Inoltre, il Decreto del 6 ottobre 2021 precisa che i volontari devono essere assicurati per tutta la durata della loro attività. Per i volontari occasionali possono essere previste polizze temporanee, mentre la documentazione assicurativa deve essere conservata per almeno dieci anni.</p>
<p>Alcune soluzioni assicurative integrano anche strumenti operativi per la gestione dell&#8217;ente. Nel caso della proposta SISCOS, ad esempio, il <a title="Registro Volontari Elettronico" href="https://www.siscosservizi.com/registro-volontari-elettronico/">Registro Volontari Elettronico</a> è incluso senza costi aggiuntivi insieme alla polizza dedicata al volontariato</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Perché la Responsabilità Civile è così importante?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">La polizza di Responsabilità Civile rappresenta uno degli strumenti più importanti di tutela.</p>
<p class="isSelectedEnd">Qualora un volontario o un rappresentante dell&#8217;associazione provochi un danno a terzi nello svolgimento dell&#8217;attività istituzionale, la responsabilità può ricadere anche sulle persone che hanno agito in nome e per conto dell&#8217;ente.</p>
<p>Una copertura assicurativa adeguata evita che amministratori, volontari o rappresentanti legali debbano rispondere personalmente con il proprio patrimonio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Infortuni e malattie: una tutela indispensabile</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;attività di volontariato può svolgersi nei contesti più diversi e presentare livelli di rischio differenti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per questo motivo il legislatore ha previsto anche l&#8217;obbligatorietà delle polizze Infortuni e Malattia.</p>
<p class="isSelectedEnd">La polizza Infortuni tutela il volontario in caso di eventi accidentali e traumatici, mentre la polizza Malattia copre le patologie contratte durante lo svolgimento dell&#8217;attività di volontariato.</p>
<p>Nella scelta delle coperture è fondamentale verificare attentamente eventuali esclusioni, limitazioni, massimali e caratteristiche delle attività effettivamente svolte dall&#8217;associazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come scegliere una polizza realmente conforme</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Non tutte le polizze assicurative dedicate al volontariato sono uguali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Prima della sottoscrizione è opportuno leggere con attenzione sia le Condizioni Generali di Assicurazione sia le condizioni particolari di polizza, verificando che il contratto faccia espresso riferimento al Codice del Terzo Settore e alle attività previste dallo statuto dell&#8217;ente.</p>
<p>Una polizza realmente adeguata dovrebbe comprendere tutte le attività associative, prevedere massimali coerenti con i rischi dell&#8217;organizzazione, considerare i soci come terzi tra loro e garantire sia i volontari sia l&#8217;ente, compreso il rappresentante legale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le coperture facoltative che possono fare la differenza</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Accanto alle garanzie obbligatorie, esistono alcune coperture opzionali che possono rafforzare la protezione dell&#8217;ente.</p>
<p>Tra queste troviamo la Tutela Legale, che rimborsa le spese sostenute nelle controversie civili o penali, e la polizza D&amp;O (Responsabilità Patrimoniale degli Amministratori), particolarmente utile per gli ETS che gestiscono finanziamenti pubblici, hanno dipendenti o svolgono attività amministrative complesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">La corretta gestione dei volontari non si limita agli aspetti organizzativi, ma comprende precisi obblighi normativi relativi al registro e alle coperture assicurative.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per gli Enti del Terzo Settore, disporre di una polizza conforme significa proteggere i volontari, salvaguardare il patrimonio dell&#8217;organizzazione e operare nel pieno rispetto della legge.</p>
<p>Oltre a verificare periodicamente che le coperture assicurative siano aggiornate rispetto alle attività svolte, è importante dotarsi di strumenti che semplifichino anche gli adempimenti amministrativi. Approfondire il funzionamento dell&#8217;<a title="Assicurazione volontari terzo settore" href="https://www.siscosservizi.com/assicurazione-volontari-terzo-settore/">Assicurazione Volontari Terzo Settore</a> e del <a title="Registro Volontari Elettronico" href="https://www.siscosservizi.com/registro-volontari-elettronico/">Registro Volontari Elettronico</a> di SISCOS può aiutare gli ETS a gestire in modo più semplice e conforme sia la tutela dei volontari sia gli obblighi previsti dalla normativa</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In scadenza a fine anno l&#8217;Accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei Co.Co.Co.</title>
		<link>https://www.siscos.org/in-scadenza-a-fine-anno-laccordo-collettivo-nazionale-per-la-regolamentazione-dei-co-co-co/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È in scadenza a fine anno l’Accordo collettivo nazionale per la regolamentazione delle collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) tra le Organizzazioni della Società Civile (OSC) di cui all’art. 26, comma 2, lettere a) e b), della Legge n. 125/2014 e le Organizzazioni sindacali. L’accordo vigente, sottoscritto dalle rappresentanze delle OSC – tra cui AOI &#8211;...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.siscos.org/in-scadenza-a-fine-anno-laccordo-collettivo-nazionale-per-la-regolamentazione-dei-co-co-co/">In scadenza a fine anno l&#8217;Accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei Co.Co.Co.</a> proviene da <a href="https://www.siscos.org">SISCOS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">È in scadenza a fine anno l’<strong>Accordo collettivo nazionale per la regolamentazione delle collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) tra le Organizzazioni della Società Civile (OSC) di cui all’art. 26, comma 2, lettere a) e b), della Legge n. 125/2014 e le Organizzazioni sindacali</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">L’accordo vigente, sottoscritto dalle rappresentanze delle OSC – tra cui AOI &#8211; Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale e LINK 2007 &#8211; Cooperazione in Rete – e dalle organizzazioni sindacali FeLSA CISL, NIdiL CGIL e UILTemp, ha rappresentato negli anni un importante strumento di riferimento per la regolamentazione delle collaborazioni coordinate e continuative nel settore della cooperazione internazionale.</p>
<p class="isSelectedEnd">L’intesa ha infatti consentito di definire una cornice condivisa per i rapporti di collaborazione, tenendo conto delle caratteristiche peculiari del lavoro delle OSC, spesso realizzato in contesti internazionali, in Paesi caratterizzati da condizioni operative complesse e nell’ambito di programmi e progetti che richiedono competenze specifiche, flessibilità organizzativa e capacità di adattamento.</p>
<p class="isSelectedEnd">Tra gli elementi qualificanti dell’accordo vi sono il riconoscimento della specificità delle professionalità impegnate nella cooperazione internazionale, la definizione di principi comuni per la gestione dei rapporti di collaborazione e l’attenzione alle condizioni operative delle persone coinvolte nelle attività progettuali, comprese quelle svolte in missione all’estero.</p>
<p class="isSelectedEnd">L’attuale accordo giunge alla fase conclusiva della propria vigenza e le parti in causa hanno avviato il confronto per il rinnovo, con l’obiettivo di aggiornare lo strumento alla luce delle trasformazioni intervenute nel settore e delle nuove esigenze espresse dagli operatori e dalle organizzazioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Tra i temi al centro della discussione la possibilità di individuare un profilo professionale adatto ad identificare le figure più giovani che si affacciano al mondo della cooperazione internazionale. Il confronto mira a valutare l’introduzione di un possibile <strong>profilo junior</strong>, pensato per consentire anche a operatori e operatrici con una limitata esperienza professionale di intraprendere un percorso in ambito internazionale e partecipare a missioni all’estero, attraverso modalità coerenti con il livello di esperienza, adeguati strumenti di accompagnamento e percorsi di crescita professionale.</p>
<p class="isSelectedEnd">L’obiettivo è favorire il ricambio generazionale nel settore, valorizzando nuovi talenti e competenze, senza perdere di vista la qualità, la responsabilità e la professionalità necessarie per operare nei contesti della cooperazione internazionale.</p>
<p>Il rinnovo dell’accordo rappresenta quindi un’occasione per rafforzare uno strumento nato per tutelare e riconoscere il lavoro delle persone impegnate nella cooperazione, adattandolo alle sfide attuali e alle prospettive future del settore.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SISCOS aderisce al Manifesto del Lavoro Sociale</title>
		<link>https://www.siscos.org/manifesto-del-lavoro-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campagne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come partner del comitato editoriale di Vita, aderiamo a questo manifesto e ne condividiamo pienamente la visione: riconoscere il valore del lavoro sociale significa riconoscere una componente essenziale della nostra società, delle nostre comunità e dei sistemi di welfare che ogni giorno ne sostengono la coesione. Il mondo della cooperazione internazionale, così come più in...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Come partner del comitato editoriale di <a href="https://www.vita.it/diffondi-e-condividi-il-manifesto-del-lavoro-sociale/"><em><strong>Vita</strong></em></a>, aderiamo a questo manifesto e ne condividiamo pienamente la visione: riconoscere il valore del lavoro sociale significa riconoscere una componente essenziale della nostra società, delle nostre comunità e dei sistemi di welfare che ogni giorno ne sostengono la coesione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il mondo della cooperazione internazionale, così come più in generale quello del sociale, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Gli scenari globali sono sempre più complessi e interconnessi, segnati da cambiamenti geopolitici, nuove fragilità sociali e bisogni che richiedono risposte più integrate, continuative e responsabili.</p>
<p class="isSelectedEnd">In questo contesto, tutti gli attori impegnati nella costruzione del bene comune — organizzazioni della società civile, enti pubblici, imprese sociali e reti territoriali — sono chiamati a rafforzare la propria responsabilità, legittimità ed efficacia, rendendo sempre più evidente il valore generato dal proprio operato nei confronti delle persone e delle comunità.</p>
<p class="isSelectedEnd">La trasparenza, la capacità di rendere conto delle proprie scelte e dei propri risultati, così come la condivisione delle conoscenze e delle esperienze, rappresentano elementi fondamentali per costruire fiducia e partecipazione. Ma questa responsabilità non può riguardare soltanto i risultati: deve riguardare anche il riconoscimento di chi, ogni giorno, rende possibile la cura, l’inclusione e la coesione sociale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il lavoro sociale, educativo e di cura costituisce infatti un’infrastruttura fondamentale delle nostre società. È un lavoro altamente qualificato, fondato su competenze, relazione e responsabilità, che accompagna le persone nei momenti di maggiore vulnerabilità e contribuisce a costruire comunità più giuste e resilienti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per questo condividiamo la necessità di un cambio di prospettiva: il lavoro sociale e il lavoro di cura non possono essere considerati un costo da contenere, né un gesto affidato alla sola vocazione individuale. È un investimento collettivo e una responsabilità comune. Valorizzare chi si prende cura significa difendere il benessere di tutti, perché la fragilità non è una condizione che riguarda soltanto alcuni: può attraversare la vita di ciascuno di noi.</p>
<p>Aderire a questo manifesto significa quindi sostenere una nuova cultura del lavoro sociale: più consapevole del suo valore, capace di riconoscere il lavoro delle persone che la rendono possibile e impegnata a costruire sistemi in cui nessuno venga lasciato solo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">I. Il lavoro di cura difende il benessere di tutti</h3>
<p>Fate sparire per un giorno solo le educatrici e gli educatori, le e gli insegnanti, le e gli assistenti sociali, le operatrici e gli operatori di comunità, le e i badanti, le psicologhe e gli psicologi dei consultori, le e gli oss delle Rsa, le e i cooperanti. Guardate cosa rimane. Rimangono anziani soli che non sanno come alzarsi dal letto. Rimangono ragazzi a rischio senza nessuno che li intercetti. Rimangono classi senza qualcuno che tenga insieme una comunità di bambini e adolescenti che spesso portano in aula il peso del mondo. Rimangono famiglie con una persona con disabilità abbandonate a se stesse. Rimangono donne in difficoltà che non sanno a chi rivolgersi. Rimangono persone in crisi senza nessuno che sappia come starci accanto. E quando questi professionisti non ce la fanno più — quando si dimettono, vanno in burnout, cambiano mestiere — quel vuoto non si riempie in fretta: perché questo lavoro richiede anni per essere imparato davvero, e si impara stando accanto alle persone, non sui libri. Ma c’è un punto ulteriore che non possiamo ignorare: molte delle condizioni che oggi attraversano la società — disabilità, cronicità, fragilità complesse — non chiedono interventi occasionali, ma continuità, integrazione, responsabilità condivisa nel tempo. Senza questa capacità di presa in carico, il sistema non solo si indebolisce: smette di essere affidabile. Il risultato lo pagano i più fragili per primi. Ma lo paga anche chi fragile non si considera ancora. Perché<strong> la vulnerabilità può raggiungere tutti, e prima di quanto pensiamo. Difendere chi si prende cura non è un gesto di generosità verso una categoria. È difendere noi stessi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">II. Il lavoro sociale è lavoro qualificato, oltre che vocazionale</h3>
<p>Per molto tempo la cura è stata raccontata solo come vocazione, missione, dono. Dimensioni ispiratrici, che esigono oggi di essere riconosciute per il loro valore strutturato: è venuta l’ora di parlare di lavoro. Lavoro vero, spesso duro, qualificato. Chi accompagna una persona con disabilità costruisce percorsi di autonomia che richiedono anni di formazione e una resistenza emotiva che pochi mestieri esigono. Chi educa un bambino in condizione di fragilità in Italia e in tante altre parti del mondo porta su di sé una responsabilità enorme, compie un’impresa di altissimo valore  e lo fa a nome di tutta la società. <strong>La “passione” si traduce in competenza e la “dedizione” diventa fatica professionale: in quanto tali non possiamo continuare a non valorizzarle, a non tutelarle, a non rispettarle.</strong> Se non lo faremo, continueremo a perderle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">III. I professionisti del sociale vanno  pagati in modo equo</h3>
<p><strong>Il tema salariale è reale e urgente e va affrontato senza sconti. Ci sono professionisti del sociale che faticano a pagare le spese di prima necessità, come la casa, e a cui sono preclusi progetti di vita come la costruzione di una famiglia. </strong>Serve una remunerazione migliore. Oltre a questo, la crisi del lavoro sociale è strettamente connessa a una crisi di riconoscimento: di stima pubblica, di considerazione civica, di narrazione collettiva. Chi lavora nel sociale si sente invisibile, sottovalutato. Questa percezione non è un capriccio: è il riflesso fedele di come una società intera ha scelto di guardare — o meglio, di non guardare — chi si prende cura di lei. Riconoscere il lavoro sociale significa riconoscere un’infrastruttura essenziale del Paese: quella che tiene insieme servizi, famiglie e comunità, e che rende possibile, ogni giorno, la vita delle persone nelle situazioni di maggiore fragilità e dei loro familiari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">IV. Il welfare è un investimento redditizio</h3>
<p>Occorre mettere la cura al centro del discorso pubblico. Smettere di trattare il welfare come una voce di costo da comprimere e cominciare a vederlo per quello che è: l’investimento più redditizio che una società possa fare su se stessa. <strong>Ogni euro speso in educazione, assistenza, salute mentale, supporto alle famiglie è un euro che evita dieci euro di emergenza. Ma soprattutto, è un euro che dice a ogni cittadino che non sarà lasciato solo</strong>: l’esperienza di cura è una formidabile pratica di responsabilità e partecipazione democratica. Questo richiede un salto di qualità: superare la frammentazione tra sanitario e sociale, costruire percorsi realmente integrati, garantire continuità della cura lungo tutto l’arco della vita, favorire la libertà di azione dei soggetti sociali affinché si realizzi concretamente il principio di sussidiarietà. Questo è il patto civile che vogliamo valorizzare. Questo è il patto che rischiamo di perdere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">V. Il lavoro di cura è un lavoro aperto a tutti: uomini e donne</h3>
<p>Il personale maschile nelle scuole dell’infanzia non arriva all’1%. Nelle Rsa, nei consultori, nelle comunità educative, a reggere il welfare sono quasi sempre donne. Questo sbilanciamento deriva da una cultura che ha assegnato alle donne la responsabilità della cura. Ma è anche un’occasione mancata.  Il lavoro di cura e di educazione offre ciò che molti cercano in un mestiere: senso, relazione, impatto reale sulla vita delle persone. Per i giovani uomini che cercano un lavoro con significato, è una frontiera quasi inesplorata e c’è bisogno di loro. In questi mondi la presenza maschile manca e si sente. <strong>Prendersi cura è una delle competenze più richieste, più difficili e più umane che esistano. Vale per le  donne e vale per gli uomini. </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.siscos.org/manifesto-del-lavoro-sociale/">SISCOS aderisce al Manifesto del Lavoro Sociale</a> proviene da <a href="https://www.siscos.org">SISCOS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Educare alla pace: il Servizio Civile Universale come ponte tra culture</title>
		<link>https://www.siscos.org/educare-alla-pace-il-servizio-civile-universale-come-ponte-tra-culture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca in cui i conflitti globali si moltiplicano e la costruzione di una pace duratura appare sempre più difficile, diventa fondamentale porsi la domanda su dove si impara a “fare pace”. Si tratta di una sfida civile e educativa che pone al centro le scuole, luoghi imprescindibili di formazione, ma che deve proseguire anche...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca in cui i conflitti globali si moltiplicano e la costruzione di una pace duratura appare sempre più difficile, diventa fondamentale porsi la domanda su dove si impara a “fare pace”. Si tratta di una sfida civile e educativa che pone al centro le scuole, luoghi imprescindibili di formazione, ma che deve proseguire anche al di fuori dell’istruzione tradizionale, attraverso percorsi informali che offrano ai giovani strumenti concreti per diventare promotori di pace.</p>
<p>Tra questi c&#8217;è il Servizio Civile, istituzione nata nel 1972 e storicamente conosciuta come alternativa al servizio militare, che si è evoluta nel corso dei decenni diventando un programma destinato ai giovani, con l’obiettivo di impegnarsi in diverse aree di utilità sociale. Nel 2001 è diventato Servizio Civile Nazionale, su base volontaria e aperto anche alle donne, e nel 2017, con la Riforma del Terzo Settore, si è evoluto in <strong>Servizio Civile Universale</strong>, dove &#8220;universale&#8221; sottolinea l&#8217;obiettivo, tuttora valido, di rendere il servizio civile accessibile a tutti.</p>
<p>Negli anni il Servizio Civile Universale è diventato sempre più un incrocio tra &#8220;volontariato&#8221; e &#8220;lavoro&#8221;, permettendo ai giovani di maturare competenze utili al proprio curriculum e compiere un primo passo nel mondo del lavoro, ma allo stesso tempo scoprire i valori della solidarietà, dell&#8217;educazione e della pace tra i popoli.</p>
<p>Ogni progetto di Servizio Civile Universale è parte di un programma più ampio che risponde a uno o più obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Un’opportunità unica per incontrare persone provenienti da contesti diversi, ma unite dall’impegno verso la solidarietà e l’aiuto reciproco, valori che contribuiscono a superare le distanze. Vivere esperienze di condivisione non solo arricchisce sul piano umano, ma favorisce anche la costruzione di ponti di dialogo che superano le differenze culturali, religiose o sociali.</p>
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<h3>Un’opportunità per la Cooperazione Internazionale e le nuove generazioni</h3>
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<p>La Riforma del Terzo Settore ha introdotto la possibilità per gli operatori volontari di prestare la propria attività anche all&#8217;Estero, nei Paesi al di fuori dell’Unione Europea, diventando uno strumento particolarmente efficace per diffondere la cultura della solidarietà e della pace tra i popoli. Nella voce &#8220;Estero&#8221; del bando di Servizio Civile Universale rientrano i seguenti settori: promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata; promozione e tutela dei diritti umani; cooperazione allo sviluppo; promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero.</p>
<p>Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento per le Politiche Giovanili, dal 2015 al 2023 il Servizio Civile Universale ha offerto 442.073 posizioni di volontariato. Rispetto al totale dei posti disponibili, solo 8.000 sono stati riservati a opportunità all’estero, troppo pochi se paragonati alle 27.025 domande di partecipazione ricevute per questo ambito di intervento.</p>
<p>È da notare che le richieste per l&#8217;estero costituiscono un bacino stabile di candidati, sempre di gran lunga superiore al numero di posti disponibili.</p>
<p>Per un giovane interessato alla Cooperazione Internazionale, il Servizio Civile rappresenta una delle rare opportunità di fare esperienza all’estero, aprendo così la strada a una carriera in ambito internazionale.</p>
<p>Partecipare a un progetto di servizio civile all’estero potrebbe non essere semplice. Durante il periodo di volontariato potrebbero emergere difficoltà legate al contesto ambientale e sociale, nonché all’adattamento al gruppo di lavoro e al rapporto con il tutor del progetto. Si entra infatti a far parte di strutture che operano in contesti complessi, dove ogni azione deve essere allineata ai valori dell’organizzazione e deve rispettare le specificità culturali e sociali del luogo in cui si lavora. Ma anche nel caso in cui l’esperienza risulti complicata, resta un’opportunità preziosa, che può dare uno slancio al percorso personale e professionale di chi vi partecipa.</p>
<p>Il servizio civile all’estero permette di sviluppare una maggiore familiarità con le lingue straniere e di imparare ad affrontare contesti complessi, entrando in contatto con situazioni che sarebbero altrimenti distorte o filtrate dal racconto dei media. Questo lo rende molto diverso da un’esperienza in Italia, che avviene spesso in contesti più protetti e &#8220;vicini a casa&#8221;.</p>
<p>Il servizio civile rappresenta anche un’opportunità strategica per gli enti che promuovono progetti all’estero. Chi rientra da un’esperienza internazionale porta con sé nuove competenze e maggiore resilienza, diventando una risorsa preziosa per l&#8217;organizzazione. Non a caso, molti giovani che completano il servizio civile finiscono per collaborare con gli stessi enti che li hanno accolti, contribuendo così alla loro crescita e al miglioramento delle attività sul campo.</p>
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<h3>Investire sui giovani per costruire un futuro di pace</h3>
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<p>Un ulteriore strumento per promuovere la Pace, ancora in fase sperimentale, ma che meriterebbe di essere potenziato e stabilizzato, è il bando dei <strong>Corpi Civili di Pace</strong>. Si tratta di una misura specifica per giovani volontari impegnati nella prevenzione dei conflitti e nella promozione della pace in aree di crisi, un’esperienza che non solo rafforza il profilo professionale dei partecipanti, ma che contribuisce in modo concreto alla costruzione di una società più pacifica e solidale.</p>
<p>Tra gli enti del Servizio Civile Universale esiste una rete di organizzazioni conosciuta come la rete &#8220;Caschi Bianchi&#8221;, che è impegnata nella promozione di un servizio civile fondato su valori comuni per la costruzione di una pace positiva, che non si limita alla semplice assenza di conflitto.</p>
<p>Proprio questa rete di organizzazioni ha collaborato con il Dipartimento per la sperimentazione dei Corpi Civili di Pace, conclusasi nel 2024. I progetti appartenenti a questo bando hanno portato i volontari in aree post-conflitto o in zone ad alto rischio sociale, permettendo loro di lavorare direttamente in contesti particolarmente delicati e contribuire a processi di ricostruzione sociale e pacificazione.</p>
<p>Sul tema si è espresso anche il Ministro dello Sport, Andrea Abodi: &#8220;La componente internazionale del Servizio Civile merita di essere sottolineata. Mi auguro tanto che possa essere ulteriormente sostenuta dalla trasformazione dei Corpi Civili di Pace, che hanno chiuso un ciclo di sperimentazione. Mi auguro che questo si trasformi in Servizio Civile di pace, umanitario, vedremo come definirlo, ma è un tema che non possiamo trascurare né considerare un’esperienza esaurita&#8221;.</p>
<p>L’aumento delle posizioni di Servizio Civile all’estero rappresenterebbe un investimento strategico, non solo per i giovani, ma anche per l’intero sistema della Cooperazione Italiana. Per costruire un futuro di pace, è essenziale fornire ai giovani gli strumenti necessari per esserne protagonisti. Il Servizio Civile Universale rappresenta una risposta concreta a questa sfida educativa e civile, e il suo rafforzamento non può che essere una priorità per le istituzioni e per la società nel suo insieme, anche in virtù dell&#8217;impatto generato sui giovani che vi partecipano.</p>
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<h3>L’impatto del Servizio Civile Universale: competenze, occupazione e cittadinanza attiva</h3>
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<p>Oltre 4.000 operatori volontari hanno preso parte tra aprile e giugno 2024 alla prima indagine condotta dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, per valutare l’impatto che questa esperienza ha avuto sul loro percorso professionale, sociale e civico.</p>
<p>Dai risultati emersi, si evidenzia come lo sviluppo delle competenze trasversali (soft skills) sia stato il principale beneficio per quasi il 60% dei partecipanti. Inoltre, il 28,8% dei giovani ha dichiarato che il Servizio Civile ha rappresentato un trampolino per l’ingresso nel mondo del lavoro.</p>
<p>A testimonianza del ruolo centrale del Servizio Civile Universale nella formazione di cittadini attivi e consapevoli, il 35,2% degli intervistati ha affermato di aver acquisito una maggiore coscienza dell’importanza dell’impegno individuale per migliorare la vita della comunità, mentre il 28,7% ha iniziato a partecipare più attivamente ad iniziative di solidarietà e supporto a persone in difficoltà. Inoltre, il 23% dei volontari ha scelto di proseguire la propria esperienza di volontariato all’interno dell’ente presso cui ha svolto il servizio civile.</p>
<p>Nonostante l&#8217;impatto positivo prodotto, è ancora scarso il livello di conoscenza e consapevolezza del Servizio Civile Universale (SCU) tra i giovani.</p>
<p>Un’analisi realizzata dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale tra settembre e ottobre 2024 ha esplorato il livello di conoscenza e consapevolezza del Servizio Civile Universale (SCU) tra i giovani, prendendo in analisi un campione di 3.608 persone. Il 75% degli intervistati ha sentito parlare del SCU, ma solo il 34% dichiara di sapere bene di cosa si tratti. L’interesse verso il SCU è elevato, ma solo l’8% dei giovani presenta domanda e appena il 3% conclude l’esperienza. Le principali difficoltà segnalate sono: impegni di studio o lavoro (59%), percezione di opportunità poco stimolanti (25%) e scarsa chiarezza sulle modalità di accesso al servizio (10%).</p>
<p>I dati confermano l’importanza del Servizio Civile Universale come politica giovanile strategica, evidenziando la necessità però di rimuovere barriere informative e operative per favorire una maggiore partecipazione.</p>
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<h3>Servizio Civile all’Estero &#8211; Non partire impreparato</h3>
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<p>Partire per un’opportunità di volontariato internazionale non significa solo viaggiare, ma immergersi in contesti complessi e delicati. È fondamentale comprendere l&#8217;ambiente in cui ci si reca, adottare comportamenti responsabili e prepararsi adeguatamente per affrontare i rischi connessi alla Cooperazione Internazionale.</p>
<p>In questo senso, SISCOS offre una risorsa essenziale, la &#8220;<a href="https://www.siscos.org/guida-sanitaria-per-espatriati/"><strong>Guida sanitaria per espatriati</strong></a>”: uno strumento diretto e sintetico volto a prevenire e risolvere gli eventuali problemi sanitari che gli operatori possono riscontrare durante la missione, prima della partenza o una volta rientrati in Italia. Questa guida fornisce linee guida pratiche e informazioni sanitarie fondamentali per chi opera in contesti internazionali. Consultarla è il primo passo per vivere un’esperienza di volontariato in sicurezza, contribuendo in modo efficace e consapevole alla promozione della pace e dello sviluppo globale.</p>
<p>Se vogliamo costruire un futuro di pace, dobbiamo dare ai giovani gli strumenti per imparare a farlo. Il Servizio Civile Universale rappresenta una risposta concreta a questa sfida educativa e civile, e il suo rafforzamento non può che essere una priorità per le istituzioni e per la società nel suo insieme.</p>
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		<title>Il futuro della cooperazione passa (anche) dai giovani</title>
		<link>https://www.siscos.org/il-futuro-della-cooperazione-passa-anche-dai-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il settore della cooperazione internazionale sta vivendo una contraddizione sempre più evidente. Da un lato cresce la domanda di professionisti qualificati per rispondere a crisi globali sempre più complesse; dall’altro, i giovani che vorrebbero intraprendere una carriera nella cooperazione internazionale incontrano ostacoli spesso insormontabili per accedervi. In teoria, le opportunità non mancano; nella pratica, mancano...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il settore della cooperazione internazionale sta vivendo una contraddizione sempre più evidente. Da un lato cresce la domanda di professionisti qualificati per rispondere a crisi globali sempre più complesse; dall’altro, i giovani che vorrebbero intraprendere una carriera nella cooperazione internazionale incontrano ostacoli spesso insormontabili per accedervi. In teoria, le opportunità non mancano; nella pratica, mancano strumenti adeguati a valorizzare le nuove generazioni e ad accompagnarle nei primi passi professionali.</p>
<p>Il livello di esperienza richiesto per un primo impiego è tra le principali difficoltà e, negli annunci pubblicati su <strong>Lavorarenelmondo.it</strong>, lo vediamo chiaramente: in media, le organizzazioni e le istituzioni del settore preferiscono candidati con almeno due o tre anni di lavoro sul campo. Per accedere a un primo impiego servirebbe già un bagaglio di esperienze che, tuttavia, è difficile acquisire senza opportunità di ingresso concrete. E nei pochi casi di annunci in cui si cercano profili con requisiti minimi, la competizione è altissima.</p>
<p>L’accordo collettivo nazionale per la regolamentazione delle Collaborazioni coordinate e continuative delle Organizzazioni per la cooperazione allo sviluppo, l&#8217;aiuto umanitario e la solidarietà internazionale, nato dal confronto tra le reti AOI e LINK 2007 con le sigle sindacali FeLSA CISL, NIdiL CGIL e UILTemp, avrebbe potuto segnare un punto di svolta in tal senso. Nel nuovo accordo, però, purtroppo non è stata trovata l’intesa per la definizione di un profilo professionale che potesse inquadrare correttamente i giovani aspiranti cooperanti. Il timore dei sindacati era che l’identificazione di un profilo di livello junior, con requisiti entry-level in termini di competenze, potesse giustificare retribuzioni inferiori rispetto a tutti gli altri profili professionali identificati nell’accordo.</p>
<p>Il risultato è che, oggi, i giovani che desiderano iniziare una carriera nella cooperazione si trovano senza un inquadramento contrattuale idoneo, che possa permettere alle organizzazioni di farli partire per un’opportunità all’estero. Secondo il report <em>The Future of Humanitarian Work</em>, quasi due terzi dei giovani cooperanti ha svolto più di un’esperienza gratuita prima di trovare un impiego stabile. Per poter maturare esperienza, ai giovani non resta altro che affidarsi a percorsi frammentari, come stage, bandi di tirocinio o programmi di volontariato all’estero, come il Servizio Civile Universale. Proprio queste opportunità, insieme a quelle promosse dalle Nazioni Unite, come i bandi JPO, JPD o i <em>Fellowships Programme</em>, sono diventate oggi tra le poche occasioni per entrare in questo mondo.</p>
<p>Anche i Master universitari o i corsi di formazione privati non riescono più a costituire una via preferenziale di accesso. Da sempre considerati un canale privilegiato per entrare nel settore, stanno vivendo un periodo di crisi. Tra il 2018 e il 2023, le iscrizioni ai master in cooperazione internazionale sono calate del 20% a livello europeo, con una tendenza simile anche in Italia.</p>
<p>Il ricambio generazionale, sempre più difficile, sfocia di conseguenza nell’impossibilità di trovare profili qualificati per ricoprire determinate posizioni. Tra i posti sempre più “vacanti”, si segnalano i profili dedicati alla logistica e alla gestione della supply chain, alla sicurezza e alla gestione del rischio, e alla data analysis. Per non parlare dei ruoli amministrativi, per cui gli annunci, negli ultimi anni, sono aumentati moltissimo, senza però trovare un adeguato numero di candidati.</p>
<p>Solo investendo seriamente nei giovani sarà possibile garantire un futuro alla cooperazione internazionale: più inclusiva, dinamica e all’altezza delle sfide globali.</p>
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		<title>Volontariato: cuore e regole del settore</title>
		<link>https://www.siscos.org/volontariato-cuore-e-regole-del-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volontariato è l’anima del Terzo Settore: secondo il recente censimento delle istituzioni non profit svolto da ISTAT, sono quattro milioni e mezzo le persone in Italia che prestano il proprio lavoro a favore del benessere altrui. Una cifra rilevante, che indica quanto sia preziosa la macchina del volontariato nel nostro paese. Ma ciò non...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volontariato è l’anima del Terzo Settore: secondo il recente censimento delle istituzioni non profit svolto da ISTAT, sono quattro milioni e mezzo le persone in Italia che prestano il proprio lavoro a favore del benessere altrui. Una cifra rilevante, che indica quanto sia preziosa la macchina del volontariato nel nostro paese. Ma ciò non significa che non sia sottoposto a regole precise affinché possa funzionare nel modo migliore e in massima sicurezza.</p>
<p>L’articolo 17 del Codice del Terzo Settore (D.lgs. 117/2017) definisce il volontario come chi, per libera scelta, si impegna per la comunità e il bene comune, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, spinto solo dalla solidarietà.</p>
<p>Con la Riforma del Terzo Settore, tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS) che collaborano con dei volontari devono oggi tenere un Registro dei Volontari e stipulare un’assicurazione per garantirne la tutela. Prima della riforma, questo obbligo valeva solo per le Organizzazioni di Volontariato (ODV) e per le Associazioni di Promozione Sociale (APS); ora coinvolge tutti gli ETS, rafforzando la sicurezza e la trasparenza delle attività.</p>
<p>Il Registro dei Volontari è un documento obbligatorio e da aggiornare regolarmente, che riporta i dati di chi presta attività in modo continuativo. Solo i volontari iscritti nel registro risultano coperti dall’assicurazione: per questo è importante mantenerlo sempre aggiornato. Per i volontari occasionali l’iscrizione al registro non è obbligatoria, ma l’assicurazione sì. I loro dati devono comunque essere raccolti e conservati, così da poterli fornire alla compagnia assicuratrice in caso di necessità.</p>
<p>L’assicurazione è una garanzia di tutela: la normativa non stabilisce importi o massimali precisi, ma il Decreto Ministeriale del 6 ottobre 2021 impone l&#8217;obbligatorietà di coprire i volontari contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell&#8217;attività di volontariato, oltre che per la responsabilità civile per i danni cagionati a terzi.</p>
<p>SISCOS offre uno strumento per proteggere chi si impegna nel volontariato: da anni garantisce una copertura assicurativa completa per volontari continuativi e occasionali, che include malattia, infortuni e responsabilità civile, oltre alla possibilità di estendere la copertura alla tutela legale e alla responsabilità patrimoniale degli amministratori.</p>
<p>Con la <a href="https://www.siscosservizi.com/assicurazione-volontari-terzo-settore/"><strong>Polizza del Volontariato</strong></a>, SISCOS mette anche a disposizione gratuitamente un <strong><a href="https://www.siscosservizi.com/registro-volontari-elettronico/">Registro Elettronico dei Volontari</a></strong>, una piattaforma digitale semplice e sicura che facilita la gestione delle attività e dei dati dei volontari. Uno strumento moderno per un impegno senza tempo.</p>
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		<title>Nuovi trend della cooperazione internazionale</title>
		<link>https://www.siscos.org/nuovi-trend-della-cooperazione-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SISCOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 15:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo della cooperazione internazionale sta attraversando un periodo di cambiamento significativo: la situazione è più complessa e fluida rispetto al passato, con gli scenari geopolitici globali in continuo mutamento. Nel contesto attuale di grande evoluzione, gli attori che operano in questo settore si trovano ad affrontare una crescente pressione per dimostrare la loro responsabilità,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo della cooperazione internazionale sta attraversando un periodo di cambiamento significativo: la situazione è più complessa e fluida rispetto al passato, con gli scenari geopolitici globali in continuo mutamento. Nel contesto attuale di grande evoluzione, gli attori che operano in questo settore si trovano ad affrontare una crescente pressione per dimostrare la loro responsabilità, legittimità ed efficacia, specialmente nei confronti dei loro donatori (privati e istituzionali). La trasparenza e l’accountability delle organizzazioni rappresentano una delle sfide più importanti per tutti i soggetti coinvolti nelle attività di cooperazione allo sviluppo. Per questo motivo, la pubblicazione e condivisione dei dati (openness), in tutte le sue forme, diventa un pilastro fondamentale della visione futura di cooperazione.</p>
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<h3>Più trasparenza, più fiducia</h3>
<p>Con risorse economiche in aumento, un settore costantemente in evoluzione e molto spesso preso di mira da campagne discriminatorie, è fondamentale che le OSC rendano conto in modo chiaro e puntuale delle loro attività. La fiducia di finanziatori e istituzioni si basa su dati accessibili e verificabili, fondamentali per rafforzare l’intero settore. In questo scenario in mutamento, la trasparenza e la capacità di adattarsi a nuovi equilibri saranno determinanti per il futuro della cooperazione italiana.</p>
<p><a href="https://www.open-cooperazione.it/web/Dati-Annuali-Aggregati/?anno=2023"><strong>Open Cooperazione</strong></a>, portale nato nel 2015, è il risultato di queste esigenze di trasparenza, dove le organizzazioni che operano nella cooperazione e solidarietà internazionale pubblicano i loro dati sulla gestione delle risorse economiche, le risorse umane impiegate e il numero di progetti realizzati.</p>
<p>Proprio il recente rapporto di Open Cooperazione, relativo ai dati del 2023 della cooperazione italiana, offre spunti di riflessione interessanti sulle trasformazioni in atto nel panorama della cooperazione internazionale. I dati evidenziano la presenza di trend emergenti, nati come una risposta alle sfide globali e alle esigenze sempre più complesse dei contesti in cui le organizzazioni operano, definendo nuove priorità e modalità operative per le OSC italiane.</p>
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<h3>L’aiuto si sposta: più spazio al personale locale</h3>
<p>Una delle tendenze più rilevanti emerse dal rapporto riguarda la riduzione della presenza di cooperanti italiani all’estero. Negli ultimi tre anni il numero degli operatori italiani espatriati è calato fortemente, arrivando ad essere poco più di 2000. Un fenomeno che rappresenta la concretizzazione della volontà delle OSC di potenziare le risorse umane locali, proprie e dei propri partner, e tra gli altri aspetti di innescare una spinta economica positiva nelle comunità sedi dei progetti. Non è un cambiamento imposto da necessità logistiche, ma il frutto di anni di lavoro e di progetti dedicati alla formazione e al capacity building del personale e dei partner locali. Si tratta di una più ampia assegnazione di responsabilità al personale in loco, che sempre più coinvolge anche figure professionali altamente qualificate. L’impiego di questi profili competenti diventa il motore di una crescita autentica, non solo professionale ed economica per i singoli operatori, ma anche per una cooperazione più efficace nel comprendere i contesti locali e rispondere in modo più coerente ai bisogni delle comunità in cui la OSC opera.</p>
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<h3>Italia sempre più centro operativo della cooperazione</h3>
<p>Se da un lato l’azione di intervento si sposta sul personale locale, dall’altro lato resta fondamentale la relazione tra la OSC e tutti i suoi i suoi operatori italiani e locali, per garantire un’unica visione e obiettivi condivisi: diventa quindi basilare il coordinamento operativo ed amministrativo delle attività da parte dello staff italiano. I cooperanti all’estero rimangono fondamentali in quanto “ponte” tra le culture e i contesti, dove il loro ruolo è essenziale per facilitare il dialogo tra le organizzazioni italiane e le realtà dei partner locali, garantendo il successo delle iniziative. Anche il ruolo dello staff in Italia sta via via cambiando: è sempre più alto il numero degli operatori impiegati in missioni di monitoraggio e valutazione dei progetti in partenza per brevi periodi.</p>
<p>Un altro dato significativo emerge da Open Cooperazione: nel 2023 il personale italiano impiegato stabilmente all’estero (vale a dire i “cooperanti”) ha avuto una diminuzione dell’8%, compensata da un aumento del 7% del personale impiegato in Italia. Non si tratta solo di operatori che lavorano stabilmente nelle sedi delle organizzazioni italiane, ma anche (se non soprattutto) di personale impiegato nei sempre più diffusi progetti che le OSC gestiscono nel nostro Paese. Per lo più si tratta di interventi di emergenza a favore di migranti in arrivo in Italia o di centri sanitari destinati alla popolazione più indigente, sia italiana che immigrata, o ancora di centri di scolarizzazione e formazione.</p>
<p>Sebbene i dati per il 2024 di Open Cooperazione non siano ancora disponibili, quelli sugli annunci di lavoro pubblicati dalle OSC Italiane nell’ultimo anno sembrano confermare il trend. Sul totale degli annunci di lavoro pubblicati dalle OSC italiane nel corso del 2024 su Lavorare nel Mondo ed altri siti specializzati, il 35% riguardava ruoli da svolgere in Italia, mentre il 65% era destinato a posizioni con sede di lavoro all’estero.</p>
<p>Per comprendere meglio il dato, occorre confrontarlo con i corrispettivi degli anni precedenti: gli annunci per posizioni in Italia erano solo il 12 % del totale nel 2018, ma sono cresciuti fino ad arrivare al 24% nel 2020 ed al 30% nel 2023.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un settore a trazione femminile</h3>
<p>Un dato interessante del rapporto riguarda la forte presenza femminile nelle OSC Italiane: il 67% del personale impiegato dalla Cooperazione Italiana nel nostro Paese è donna. Negli ultimi anni il numero di donne coinvolte nella cooperazione internazionale è aumentato sensibilmente, grazie anche alle strategie e politiche adottate dalle Organizzazioni Internazionali (tra cui l’ONU) e dalle OSC per favorire una maggiore inclusione.</p>
<p>L’obiettivo di queste politiche è creare un ambiente di lavoro che abbracci l’uguaglianza, elimini i pregiudizi e valorizzi la diversità di tutto il personale. E aiuti allo stesso tempo ad affrontare le problematiche legate allo sviluppo da una prospettiva diversa, quella delle donne, con tutte le loro specifiche diversità; permettendo loro di osservare e capire le realtà in cui i progetti vanno ad operare, facendo particolare attenzione ai bisogni specifici ed alle diseguaglianze sofferte proprio dalle donne nei diversi contesti.</p>
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<h3>Grandi e piccole OSC: un divario crescente</h3>
<p>Ogni anno il report pubblicato da Open Cooperazione permette di stilare una classifica delle organizzazioni italiane secondo vari parametri, quali le risorse economiche gestite, le risorse umane impiegate o il numero di progetti realizzati. Al di là delle classifiche è importante notare come le risorse finanziarie si stiano progressivamente concentrando in un numero ristretto di organizzazioni.</p>
<p>Dai dati del 2023 emerge che l’82% delle entrate economiche del settore sono realizzate dalle prime 20 organizzazioni italiane, una percentuale in costante crescita da quando, nel 2014, è iniziato il progetto di Open Cooperazione dedicato alla raccolta dei dati di trasparenza. Nonostante il divario tra grandi e piccole organizzazioni continui ad aumentare, il contributo di quest’ultime resta fondamentale. Si tratta di una componente della cooperazione italiana con un impatto minore sul sistema, ma che nel suo insieme ha assunto nel corso degli anni delle dimensioni organizzative importanti in grado di raggiungere strati di popolazioni particolarmente disagiate, con bisogni specifici e mirati.</p>
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<h3>L’Emergenza traina la cooperazione italiana</h3>
<p>La crescita esponenziale dei conflitti ha portato ad un aumento dei fondi destinati alle attività di emergenza e all’aiuto umanitario. A conferma del dato, basti pensare che nel mondo sono attualmente attivi 56 conflitti, il numero più alto mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale, come evidenziato dal Global peace index 2024 pubblicato dall’Institute for Economics &amp; Peace.</p>
<p>Nel 2023 gli aiuti umanitari internazionali dai donatori ufficiali hanno raggiunto un nuovo record globale: 223,7 miliardi di dollari, rispetto ai 211 miliardi del 2022, secondo i dati OCSE. I paesi donatori, nonostante non abbiano onorato completamente gli impegni presi, hanno aumentato i flussi di aiuti soprattutto a seguito dei conflitti armati aperti, facendo registrare un ulteriore incremento del 9% per gli aiuti all’Ucraina e del 12% per assistenza alla popolazione di Gaza e West Bank nei primi mesi dopo gli attacchi del 7 ottobre.</p>
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